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La procrastinazione dell'atto.

Aggiornamento: 2 ott 2019


Nel Seminario, libro V Le formazioni dell’inconscio, Lacan scrive: “L’ossessivo risolve la questione dell’evanescenza del suo desiderio facendone un desiderio interdetto”. Si tratta dunque di un desiderio vietato, egli anziché assumere il proprio desiderio, lo differisce nel tempo; ciò significherebbe rinviare il momento dell’atto poiché in tal caso sarebbe costretto a perdere qualcosa. Restare sospesi nell' indecisione sembrerebbe dunque un modo per preservare la perdita che la scelta o il prendere una decisione comporterebbe.

Si potrebbe quindi dire che il soggetto così facendo si sottrae alla castrazione e lo fa come dice Lacan “non esistendo”. Si preferisce non esistere piuttosto che arricchirsi sulla via del desiderio. Si potrebbe dire quindi che la tendenza a procrastinare e l' incapacità di fare una scelta che fa sprofondare il soggetto nel così detto "dubbio amletico" è un modo per evitare l’incontro inesorabile con l'ignoto, in quanto ciò comporterebbe un salto nel vuoto senza alcuna garanzia, nessuna razionalizzazione. Ogni qual volta ci lasciamo guidare da una passione non abbiamo nessuna certezza che sia la cosa giusta ma di certo stiamo anteponendo ciò che desideriamo al bisogno di certezza che spesso ci allontana da ciò che desideriamo veramente.


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